…che l’azione di Fieg-Promopress non ferma Data Stampa. Quattro anni di pressante attività mediatica, a nostro giudizio non supportata da alcun fondamento normativo, non sono riusciti ad intaccare la nostra solidità sul mercato. Prova ne è che Data Stampa, così come gli altri “rassegnatori” non firmatari della Licenza ARS, continua a godere della fiducia di clienti istituzionali di primario livello, oltre a contare su un consolidato rapporto di collaborazione con le principali realtà imprenditoriali del Paese, che da decenni si avvalgono con piena soddisfazione dei nostri servizi. Data Stampa attende serenamente e con piena fiducia l’esito dell’azione promossa contro Fieg-Promopress.

Diritto d’Autore

Roma, 27 aprile 2016

Data Stampa ribadisce di essere pienamente favorevole:

  1. al riconoscimento agli editori di un equo compenso per l’utilizzo dei loro prodotti editoriali, a patto che tale compenso venga stabilito da una norma di legge e sia uguale per tutti;
  2. alla regolamentazione del diritto d’autore attraverso un disegno di legge che disciplinerà il settore, così che il peso specifico di ogni operatore possa essere determinato solo da logiche di mercato;
  3. alla libertà di tutti gli operatori di esercitare la propria attività a parità di condizioni, senza le disparità che progressivamente sono andate delineandosi tra firmatari e non firmatari del “Repertorio Promopress” (ad esempio, la disponibilità dei pdf dei giornali che dovrà essere negata o garantita a tutti con le medesime tempistiche e modalità);
  4. alla possibilità, che deve essere garantita a tutti gli operatori del settore, di rassegnare l’intero panorama della carta stampata e dell’online, senza che gli editori pongano vincoli alla messa a disposizione delle proprie testate, così come farebbe una qualunque azienda che volesse provvedere a “confezionare” al proprio interno una rassegna stampa dedicata al proprio management.

Data Stampa auspica una legge o un serio accordo con la FIEG che:

  1. dovrebbe avere quantomeno l’effetto di porre tutti, indistintamente editori e “rassegnatori”, su quel piano di assoluta parità che solo una legge deve avere “erga omnes”;
  2. non dovrebbe costringerla a chiudere, facoltà che invece FIEG e Promopress si riservavano di esercitare dopo i primi tre anni dalla firma della “licenza ARS”, potendo decidere arbitrariamente di non rinnovarla nel caso in cui Data Stampa l’avesse sottoscritta.

Sul tema del diritto d’autore riferito alle Aziende che svolgono servizi di monitoraggio dei media, forse non tutti sanno che:

  1. Nell’ordinamento giuridico italiano non esistono norme che abbiano regolamentato la materia del diritto d’autore per le rassegne stampa.Il relativo emendamento fu poi espunto dal testo della legge di conversione, pare ‐ a quanto ci fu riferito in ambito FIEG ‐ su iniziativa di Rifondazione Comunista, che si fece portatrice delle istanze della FNSI, miranti a far partecipare i giornalisti ai proventi della ‘tassazione’. Contraria al riconoscimento di tale principio ai giornalisti, la FIEG scelse infine di rinunciare a tale previsione.
  2. Prova ne sia il fatto che negli anni la FIEG ha provato più volte a far introdurre in via legislativa il principio della remunerazione del diritto d’autore nelle rassegne stampa, ma sempre senza esito: restando al passato più recente, il penultimo tentativo risale al momento della stesura della Finanziaria del 2000, l’ultimo al 2006, nell’ambito di un Decreto Legge collegato alla Finanziaria del 2007.
  3. Il vuoto legislativo in materia è stato d’altra parte esplicitamente confermato nel 2009 dalle stesse FIEG e FNSI, che, nella stesura del CCN di Lavoro giornalistico tuttora vigente, convenivano sulla necessità di “individuare strumenti, anche di natura legislativa, tesi a garantire la regolamentazione del diritto d’autore nel settore dell’informazione”.
  4. L’unica legge cui la FIEG può oggi far riferimento rimane dunque la n. 633 del 1941, norma fascista e dunque anteriore alla Costituzione repubblicana, che disciplina però i soli rapporti tra giornali, e non anche le rassegne stampa, che al tempo non solo non venivano prodotte, ma probabilmente neppure ipotizzate. Si rimanda in particolare al disposto degli articoli 65 e 101, per comprendere che la norma si riferisce inequivocabilmente a testate giornalistiche, quale noi non siamo.
  5. Sono 2 o 3 gli operatori del settore che non hanno ceduto alle pressioni di FIEG, e tra questi Data Stampa, e il motivo è che tra le righe del documento che la FIEG sta cercando di imporci ‐ la ‘Licenza ARS Agenzie Rassegna Stampa’, gestita dalla sua controllata Promopress s.r.l. ‐ c’è, tra l’altro, anche l’accettazione del principio per cui, dopo il primo triennio, la FIEG‐Promopress si riserva il diritto di non rinnovare detta Licenza, impedendoci di fatto in tal modo di svolgere il nostro lavoro. Un patrimonio di professionalità e investimenti potenzialmente cancellato dall’oggi al domani, vale a dire un vero e proprio suicidio: questo il risultato che conseguiremmo, qualora capitolassimo aderendo al Repertorio Promopress.
  6. Alla fine del 2012, e dunque nel pieno della guerra mossa agli operatori del settore delle rassegne stampa, la FIEG ha costituito il Consorzio ‘Edicola Italiana’ (www.edicolaitaliana.it), al quale partecipano i principali gruppi editoriali del nostro Paese e che, per l’attività che si ripromette di svolgere, parrebbe volersi sostituire alle aziende che da decine e decine di anni lavorano e investono per fornire un servizio di rassegne stampa di qualità. In pratica, il fine ultimo sarebbe quello di sostituirsi a noi, in spregio a qualunque logica di libero mercato, consentendoci di ‘giocare’ per tre anni, e sottraendoci poi la materia prima del nostro lavoro, per prodursi le rassegne stampa in casa, in totale e incontrastato monopolio.
  7. La FIEG non è certo rappresentativa dell’intera editoria italiana, dal momento che sono ad essa associati appena 77 editori o gruppi editoriali sui circa 2600 attivi nel nostro Paese. Peraltro, le altre associazioni di categoria (UISP e FISC per tutte), anch’esse fuori dalla regolamentazione della Licenza ARS, non hanno mancato di prendere posizioni perfettamente in linea con le nostre.
  8. La parzialità della rappresentanza di FIEG‐Promopress ha già creato numerosi problemi, tanto più che neanche tutti gli associati FIEG hanno sottoscritto la Licenza ARS. Emblematico è al riguardo il caso della gara indetta dalla Provincia Autonoma di Bolzano, che è paradigmatico del fallimento di tale unilaterale, parziale e arbitrario tentativo di regolamentare la materia.
  9. La stessa SIAE, Ente pubblico economico preposto alla riscossione dei compensi per diritto d’autore e alla ripartizione dei proventi che ne derivano, ha preso una posizione netta sulla inadeguatezza dello strumento ‘Licenza ARS’ promosso dalla FIEG (associazione privata), e ha più volte espresso la sua intenzione di “proporre soluzioni alternative, più complete, e certamente più convenienti, rispetto a quelle oggi praticate da Promopress”. Non è a questo punto inutile segnalare che la stessa SIAE si avvale dal 2012 dei servizi di Data Stampa.
  10. L’azione della FIEG è senza alcun dubbio più mediatica che basata sulla fondatezza delle proprie pretese nei nostri confronti, essendo incardinata solo sulla posizione dominante della quale la FIEG può approfittare per avere tra i propri associati i più importanti gruppi editoriali del Paese (Rizzoli‐ Corriere della   Sera,   Gruppo   Editoriale   l’Espresso,   Mondadori,   Il   Sole   24   Ore   ed   altri). In pratica la FIEG, in un momento in cui l’editoria è in forte crisi e non avendo il peso politico di far passare una legge in Parlamento, ha deciso di tentare la strada della intimidazione dei nostri clienti, facendo credere loro che lavoriamo a danno degli editori, e contravvenendo a disposizioni di legge che in realtà non esistono.
  11. La FIEG, di fatto, ha già perso comunque, poiché il suo operato ha generato nel settore degli appalti pubblici una totale incertezza in materia, con conseguente disparità di situazioni. In particolare, laddove le Stazioni appaltanti hanno fatto propria l’impostazione di FIEG‐Promopress, chiedendo il possesso da parte dei partecipanti di una concessione della “piena titolarità dei diritti di riproduzione” o addirittura stabilendo la sottoscrizione della Licenza ARS tra i requisiti di partecipazione, ne sono derivati ricorsi alla Giustizia amministrativa, che finora hanno sempre determinato la revoca delle procedure esperite. E’ il caso della gara indetta dall’AGCOM, revocata e seguita dalla scelta dell’Autorità di rinunciare all’esternalizzazione del servizio di rassegna stampa, e di quella revocata e riformulata emendata da parte del Comune di Roma.

E ancora, in altri casi è stata l’Amministrazione stessa ad agire in autotutela, eliminando le parti ‘a rischio’ della documentazione di gara: è il caso del Comune di Bergamo, che ha ritenuto di recepire e fare proprie le argomentazioni di Data Stampa, annullando una gara che subordinava la partecipazione al possesso della Licenza ARS.

E’ di assoluta rilevanza sottolineare il fatto che tutte le gare di cui sopra (tranne quella dell’AGCOM che come detto non ha avuto seguito, e così come altre analoghe, prima fra tutte quella della Presidenza del Consiglio dei Ministri) sono state infine aggiudicate alle due aziende ‐ Data Stampa ed Eco della Stampa ‐ che si oppongono da anni alla politica di FIEG‐Promopress, tanto da intentare contro di essa una causa civile.

Così come è il caso di evidenziare che nessuno degli abbonati a Data Stampa ha ritenuto di disdettare il relativo contratto a motivo delle pressioni ricevute dagli Editori, tranne quelli che sul tema hanno un coinvolgimento diretto o di principio, quali ad esempio Rizzoli‐Corriere della Sera, Confindustria (editore del Sole 24 Ore), AGCOM. Mentre, al contrario, Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, Polizia di Stato, SIAE, Ministero dell’Economia e delle Finanze e tutte le altre primarie Istituzioni, centrali e periferiche, nonché i maggiori istituti di credito e gruppi imprenditoriali nazionali e multinazionali, pur sensibilizzati sul tema, hanno giustamente ritenuto che la questione sia di carattere eminentemente privatistico e che la nostra attività non sia inquadrabile nelle fattispecie normate dalla Legge n. 633 del 1941, di fatto rimandando il tutto alla futura definizione della causa di cui sopra, rinnovandoci la loro fiducia.

Tutto ciò premesso, Data Stampa ribadisce la sua disponibilità a riconoscere agli editori un equo compenso (ad oggi – si ripete – non previsto per legge), a fronte dell’utilizzo dei loro prodotti editoriali nella produzione delle rassegne stampa; ma nell’ambito di un sistema di regole certe, eque e condivise, che tengano in debito conto le esigenze di tutti i soggetti interessati e coinvolti.