Oltre il Villaggio Globale

Lo diceva già Marshall McLuhan nella sua Galassia di Gutenberg: “Ogni miglioramento nelle comunicazioni aumenta le difficoltà di comprensione”.

E lo diceva quando sui quotidiani toccava fare i conti col pastone politico, con le lunghe analisi di editorialisti esperti e i lunghissimi reportage di cronisti in viaggio. Quando radio e tv avevano ancora una funzione principalmente educativa, senza contenitori di politica, di cronaca, di intrattenimento, senza le maratone in diretta anche dal più lontano, minuscolo punto del pianeta. E quando, soprattutto, la Rete era nella sua fase embrionale, quando i social network non potevano neppure essere immaginati, quando i media non parlavano tra loro in un dialogo infinito e sovrapposto.

Eppure il più noto dei sociologi della comunicazione coniò il termine “villaggio globale”, sopravvissuto ai giorni nostri, ma ormai incapace di descrivere ciò che oggi è la comunicazione. Perché dovremmo ammettere che non c’è tempo e non c’è spazio, non ci sono solisti e coro, non ci sono momenti giusti e buchi.

Comunicare oggi – per un politico, per un’istituzione, per un’azienda – vuol dire inserirsi in questo magma. E per comunicare puntualmente bisogna leggere quanto comunicato da altri, per poi riuscire a intercettare quanto del messaggio è stato compreso, approvato, criticato. In un circolo senza interruzione, complicato da governare.

Cambia la comunicazione, cambiano i comunicatori, cambiano i commentatori, dunque. Ma, necessariamente, cambiano i lettori e le lenti d’ingrandimento.

Un ufficio stampa oggi fa i conti con tutto questo. Così come a farci i conti sono le società che di giornali, programmi televisivi, post, tweet, blog, siti, devono farsi veri e propri traduttori.

Bisogna intanto sapere che, se la comunicazione non prevede buchi, allora occorrerà esserci sempre, 24 ore su 24; che non basterà scomporre quotidiani e settimanali in pagine, articoli, titoli, parole chiave, ma sarà necessario trovare la notizia e contestualizzarla nei suoi scenari (più d’uno a volte); che la citazione resterà fondamentale da segnalare, ma anche il sentiment che ruota intorno ad essa. Operazioni, queste, che le macchine – fondamentali – velocizzano, ma che necessariamente devono prevedere le persone: con le loro competenze, le loro sensibilità, la loro capacità di giudizio, sintesi, selezione, ampliamento.

Più il mondo della comunicazione va facendosi complicato, più gli antichi binomi quantità-qualità, macchina-uomo, tecnologia-pensiero si acutizzano.

Una società come la nostra di monitoraggio tout court, per essere partner (e non mero fornitore) del processo di creazione e lettura delle notizie, deve sapersi collocare in questo mondo qui. Che, purtroppo per McLuhan, definire “Villaggio globale” è, oggi, solamente semplificare.